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Resto

10/09/2012

Osservo il soffitto e le increspature della superficie mi ricordano il labirinto della nostra storia.Il lampadario ne illumina una porzione troppo grande per poter concentrare la mia attenzione sui singoli ricordi ed ogni increspatura ha un lato illuminato ed uno in ombra ma sono troppo distratto per perdermi nei chiari e scuri. Non so che dire, non so cosa pensare, non so a chi dirlo, non so come dirtelo, non posso più dirtelo. Semplicemente non ci sei più, così, come il vento smette di accarezzarmi il viso o il cuculo di cantare, come il sole che si raffredda dietro a una nuvola o una musica che finisce, all’improvviso.
È come un rimprovero gridato nel silenzio della tregua, dopo la pace dei sentimenti che credevo d’aver raggiunto. O il silenzio improvviso dopo uno sparo tra la folla, che precede il panico.  A volte sovrasta la pace e mi scuote, ricordandomi tasselli di un passato che non è mai stato completo.
Mi chiedo il perché pur conoscendone i motivi ma il continuo domandarmelo alimenta la speranza e l’illusione, fondamenta del nostro lasso di tempo.
Penso a cosa ho vinto ed a cosa ho perso. Ho aperto il mio mondo e mi è piaciuto, ho visto il tuo e l’ho compreso. Ma ora è diverso: non ho più un mondo da scoprire e comprendere, ciò che resta è l’eco delle mie domande che rimbalzano contro delle ipotesi, risposte senza risposta, nel vuoto lasciato dal tuo sorriso.
Mi si riempiono gli occhi, di immagini, pensieri lucidi e torbidi, si accalcano prepotentemente fino a spingermi sull’orlo delle tue labbra o nel mare dei tuoi capelli; sorrido poi svaniscono e penso a chi dirlo a chi raccontare tutto questo e mi sento solo, mi ritrovo solo, seduto in auto, la notte, a guidare senza voci verso casa. E quante cose vorrei dirti, quante ne vorrei dire ma restano tutte tra queste righe, invisibili per quanto visibili, ed incomplete, come il piacere interrotto da un gelato che cade in terra nel mezzo di una via affollata del centro: mi rassegno, lo guardo brevemente e proseguo ma dentro mi rimane la voglia e la rabbia, per un po’ di tempo.

Outono

23/12/2008

23 12 2008

Chove, chegou o outono.
Sinto meus pensamentos ficar cinza
como a cor do céu
que de nuvens vai se cobrindo.

Será que meu coração
de cinza tambem se cobrirá?
A vida do verão está adormecendo
e o silencio está acordando
deixando-me mais triste.

Seus cabelos,
agora, longe dos meus olhos
são lembrança da vida,
são esperança dos sonhos secretos
proibidos que não tem vaga
no nosso dia-a-dia.

Seus labios e sua risada
são tudo o que meus olhos tocaram
e agora, longe da minha retina,
meu coração permanece parado
olhando essas imagens
como quem, sentado perto do lar,
espera alguem voltar,
como se tivesse que sair
da foto que aperta na mão.

E sentirá de novo
o impulsivo e descontrolado pulsar
da propria natureza
mexendo novamente meu sangue
e meus sentimentos.

O verão voltará
e com ele, você.