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Oggi o chissà quando

09/10/2012

Piove.
La mia stanza è fredda.
Umida.
Lo scroscio della pioggia
mi rilassa.

Siedo alla mia scrivania.
Foglio davanti e penna tra le dita
il letto alle mie spalle.
Cerco le parole ma la pioggia distrae i sentimenti
che oggi non vogliono essere catturati.

Vetri gocciolanti.
Profuno di pini e sottobosco.

Lotto per scrivere
per tradurre le emozioni.
Voglio farlo
a tutti i costi
ma la natura mi sovrasta
e calcella l’inquietudine.

La nebbia offusca le colline
mentre il vento cambia direzione alle gocce
sapide o acide
che scendono
ovunque.

Mi spossa
tutto questo.
Non riesco a scrivere
ed osservo le parole schivare la pioggia
serpeggiando senza capo né coda
tra le lacrime del cielo
e confondersi
fino a svanire tra i vapori della terra
tra le lacrime che tornano al firmamento
per ricadere
più tardi
o altrove.

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Resto

10/09/2012

Osservo il soffitto e le increspature della superficie mi ricordano il labirinto della nostra storia.Il lampadario ne illumina una porzione troppo grande per poter concentrare la mia attenzione sui singoli ricordi ed ogni increspatura ha un lato illuminato ed uno in ombra ma sono troppo distratto per perdermi nei chiari e scuri. Non so che dire, non so cosa pensare, non so a chi dirlo, non so come dirtelo, non posso più dirtelo. Semplicemente non ci sei più, così, come il vento smette di accarezzarmi il viso o il cuculo di cantare, come il sole che si raffredda dietro a una nuvola o una musica che finisce, all’improvviso.
È come un rimprovero gridato nel silenzio della tregua, dopo la pace dei sentimenti che credevo d’aver raggiunto. O il silenzio improvviso dopo uno sparo tra la folla, che precede il panico.  A volte sovrasta la pace e mi scuote, ricordandomi tasselli di un passato che non è mai stato completo.
Mi chiedo il perché pur conoscendone i motivi ma il continuo domandarmelo alimenta la speranza e l’illusione, fondamenta del nostro lasso di tempo.
Penso a cosa ho vinto ed a cosa ho perso. Ho aperto il mio mondo e mi è piaciuto, ho visto il tuo e l’ho compreso. Ma ora è diverso: non ho più un mondo da scoprire e comprendere, ciò che resta è l’eco delle mie domande che rimbalzano contro delle ipotesi, risposte senza risposta, nel vuoto lasciato dal tuo sorriso.
Mi si riempiono gli occhi, di immagini, pensieri lucidi e torbidi, si accalcano prepotentemente fino a spingermi sull’orlo delle tue labbra o nel mare dei tuoi capelli; sorrido poi svaniscono e penso a chi dirlo a chi raccontare tutto questo e mi sento solo, mi ritrovo solo, seduto in auto, la notte, a guidare senza voci verso casa. E quante cose vorrei dirti, quante ne vorrei dire ma restano tutte tra queste righe, invisibili per quanto visibili, ed incomplete, come il piacere interrotto da un gelato che cade in terra nel mezzo di una via affollata del centro: mi rassegno, lo guardo brevemente e proseguo ma dentro mi rimane la voglia e la rabbia, per un po’ di tempo.