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Man or Woman? Yes or No?

19/11/2010

“Quindi credi realmente che le donne vengano in questo locale esclusivamente per farsi rimorchiare?”
“Dai, sii sincera, confessa che ti piace quando gli uomini ti guardano!” Poi tenta un abbraccio.
Lei, visibilmente irritata, riesce a scansarsi prima che il braccio di lui si possa accasciare viscidamente sul suo collo: “Finiscila!”, gli ordina seccata mentre si alza per allontanarsi.
Reggo a mezz’aria un cocktail il quale, come per i precedenti, non so cosa contenga.
Lui si alza, mi guarda, accenna ad un sorriso che esala ipocrisia e la segue sulla pista da ballo. Li osservo per qualche istante riflettendo sulla mia condizione e sul loro alterco, giusto il tempo di perderli tra la folla.
Tempo fa avrei fatto carte false per una situazione che mi permettesse di liberarmi di chi mi stava troppo addosso o addosso da troppo tempo. Tuttavia scelsi di attendere “l’amore vero” al quale donare la mia integrità fisica e morale.
Anne sostiene che la vita va vissuta, a qualunque costo: tale enunciato include avventure extra-coniugali ed “incontri” tra amiche: “È con il sesso che capisci se c’è intesa e tu lo sai bene…”, mi ripete, “lasciati andare e scopri quanto ami… e chi, realmente! Semplice, no?”
Lei vive in un mondo tutto suo, come me del resto e come quel ragazzo di prima e la sua compagna per la quale ora credo di provare invidia. O lei ha invidiato me? quando, alzandosi, mi ha rivolto quello sguardo così solidale: io nei suoi confronti o lei nei miei? Ma che importanza può avere, se già sei al punto di riconoscerti nell’altro prima che l’altro possa riconoscersi in te? Cosa ti rimane oltre la tua esperienza, qualche sprazzo di felicità e una routine da scarrozzare?

Potrei alzarmi, uscire da questo locale, avviarmi verso casa nel freddo dei miei pensieri, aprire la porta e trovare la mia famiglia dalla quale ricevere un minimo di sicurezza. Perché è questo che lei, la mia famiglia, si aspetta da me, fino a che tutti non si sono addormentati, fino a che il silenzio, attorno, non mi chiama per rilassarmi con lui.
Il letto è diventato tristemente stretto per due… Ogni sera mi sdraio sul divano, distendo le gambe, penso al domani, al suono della sveglia, al nuovo giorno sempre uguale nella sua più totale diversità. Penso con invidia ad Anne ed ai suoi amanti, penso alla mia famiglia che dorme, penso a me che cerco da giorni di finire la lettura di un libro. Non mi rimarrebbe che addormentarmi.
Ma non questa sera. Oggi resto qui, a questo tavolo d’acciaio pieno di impronte di chissà chi. Aspetto qualcuno.
Mentre sorseggio e penso a chi non arriva, mi chiedo se è l’amore a muovere le fila o soltanto l’istinto.
Carl, un vecchio amico già coricatosi nel letto di Anne  – o lei nel suo -, crede fermamente nell’amore esclusivo, in quell’amore che ama la donna che ha di fronte, che se la gode tra le coperte del proprio ego e che merita tutto il suo rispetto e la sua fedeltà.
Sorrido al pensiero di Anne e Carl, dell’uno nell’altra, agli antipodi, tra l’ipocrisia di una necessità e la sincerità di un bisogno. Me li immagino sostituendomi prima all’una e poi all’altro durante l’amplesso ed in entrambi i casi sento la loro solitudine, le loro grida che si fondono, ognuno nel proprio universo, fino a farli accasciare stremati tra le lenzuola macchiate.
Lei sorride. Lui sorride. Io sorrido. Ognuno per sé stesso.

Attendo, la cannuccia tra le labbra. La faccio scivolare da un lato all’altro della mia bocca. Forse è nervoso, forse un gioco di seduzione: aspetto il mio “amore”, quello di una sera o di una vita che non vivrò.
La paura mi assale, le mani sudano ed ho l’impressione di aver innescato un processo di decomposizione del mio corpo, della mia anima e ne sento l’effluvio ed il miasma salirmi da sotto la maglietta.
Mi alzo, prendo le mie cose, lascio un indumento sulla sedia e mi dirigo alla toilette. Mi asciugo, mi risistemo, mi annuso e mi fisso nello specchio, mani tra i capelli, occhi negli occhi a chiedermi cosa stia facendo in quel posto.
Passerò due, forse tre ore fuori casa. Troverò l’amore, lo proverò sotto una veste già macchiata. Ripenserò alle lenzuola di Anne e Carl ed urlerò nel silenzio del mio universo per poi tornare a casa, quando tutti già dormono.

Ma non posso usare questa sincerità, non oggi, non qui, non ora che siamo in due in questa stanza sconosciuta, sotto questa luce così fredda e fastidiosamente luminosa. Lascio i miei buoni propositi sul comodino, i miei pensieri romantici nelle calze sulla sedia, nascondo lentamente una mano sotto al cuscino per sentirmi al sicuro e chiudo gli occhi al pensiero di trovare, tra voglia e paura, ciò che cerco ma che, forse domani, scoprirò di non volere.
Eppure c’è amore. C’è rispetto, fedeltà. Fino all’alba.
Mi convinco che non è uno sbaglio, ma sento la mia solitudine ridestarsi, prima che la sveglia, quella di casa, mi strappi dai miei pensieri. Guardo le coperte scomposte che nascondono a metà il vuoto già freddo dell’altro lato del letto.
Mi alzo e torno lentamente alla mia routine. Mio figlio sorride, lo fa da quindici anni anche con un cromosoma di troppo: incrocio il suo sguardo e, oggi, ho l’impressione di averlo tradito. Lui, così solo nel suo mondo ed io qui a piangermi addosso per la voluttà di un istante, per un incontro d’amore, una notte di paura dopo la quale mi chiedo se il prezzo che continuerò a pagare sarà proporzionato al profondo grido che ho liberato in un attimo di solitaria compagnia.