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C’era un uomo

18/11/1996

(poetry before 1997)

in memoria del mio amico Vito

C’era un uomo.
Il sole al mattino alzava i suoi raggi e la sua luce entrava dalla finestra.
L’uomo era costretto sul divano e ogni giorno guardava fuori dalla finestra.
C’era un pioppo.
Le foglie avevano un lento e morbido movimento.
Il vento le dondolava negli occhi dell’uomo, il suo pensiero attraversava i vetri della finestra e si posava sui suoi rami.
Il sole passava sopra il pioppo e le ombre, che attraversavano la finestra, segnavano il tempo sul viso dell’uomo.
Osservava l’albero e le foglie e i rami. E gli uccelli s’avvicinavano al suo pensiero e sui rami facevano il nido. E l’uomo li osservava.
Il suo cuore sorrideva al pioppo e il pioppo parlava al suo cuore.
L’uomo sapeva il linguaggio del pioppo e il pioppo ogni giorno lo salutava.
Pioggia, vento, neve, sole, caldo o freddo del giorno dopo non erano più una novità per l’uomo. Il pioppo gli parlava.
L’uomo imparò sempre meglio il linguaggio del pioppo. E il domani.
Un giorno l’uomo dovette partire.
Salutò il pioppo.
Il suo cuore piangeva, ma il pioppo continuava a parlare, continuava ad agitare le sue foglie e ad accogliere nuovi nidi sui suoi rami.
Il pioppo sapeva che con sé avrebbe sempre avuto quel pensiero amico, che un tempo uscì da una finestra per posarsi tra le sue braccia.
E il pioppo continuava a parlare.
E l’uomo continuava ad amarlo.
“Pioppo meraviglioso, ora il mio pensiero è a te, ma non odo più le tue parole e il cinguettio degli uccellini dimora tra altri rami.
Amico pioppo, prima tu ospitavi il mio pensiero, ora in lui dimori e vivi. E qui, nel mio cuore, mi giungono ancora le tue parole”.