Dúvida

18/11/2013

Alzi gli occhi e
dove avevi lasciato l’azzurro
ora
ti sorprende trovare le nubi.
Ti chiedi se ricordavi bene
se davvero era sereno.
Dubiti di te stesso
poi
improvvisamente
ti adegui
ma una lacrima
dal cielo
ti ha già raggiunto.
Ti chiedi perché ti senti perso
eppure era limpido
ricordo bene.
Te ne stai in silenzio
per un po’
confuso.
Ti accusi.
Oggi il tempo è brutto
dicono
senza sapere perché lo è
sempre che lo sia.
Risali in auto
accendi e parti.
Eppure ne ero sicuro
il tempo era bello.

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“Queria”

28/09/2013

Queria ouvir o som da sua voz,
cantando para mim o seu sorriso,
gritando suas vontades ao meu ouvido,
gemendo aos palpites dos seus olhos
que se animam ao ritmo do seu coração.
Queria ouvir sua presença no som da sua respiração e no calafrio sobre minha pele ao aproximar-se da sua mão.
Queria te ver prateada de luar e pintada da luz da cidade que vive e dorme.
Queria te ver, sentada, os pés no mar, apoiada ao meu ombro, ouvindo as ondas de olhos fechados e queria te olhar no silencio da cumplicidade, aonde, de repente, o calor dos meus lábios se põe nos seus.
Queria te abraçar, escondido atrás de você e das suas preocupações, sentindo seus braços se abandonarem sobre os meus, suas maos acareciar as minhas, me segurando, sentindo meu cheiro e abandonando seus cabelos no meu rosto, a beijar seu pescoço.
“Queria”, uma das palavras mais usadas na poesia, um beijo seu, sua presença no meu sentimento expressado nessas linhas.

Lembrança

26/01/2013

Se tu fossi un ricordo, chiudendo gli occhi ti vedrei seduta sul tuo letto; alle tue spalle delle tende bianche di sole illuminerebbero i tuoi capelli. Te ne staresti a guardarmi, gambe incrociate, cercando una posizione comoda per il tempo che passerò ad ammirarti.

Sentirei i muscoli del mio corpo contrarsi per uno sguardo ed il mio fiato, per l’emozione, dimezzerebbe la sua corsa per stare nella parentesi che mi dedicheresti.

Parleresti sorridendo. Saresti distratta da ogni rumore e cambieresti espressione per ognuno dei pensieri che si rincorrerebbero sulle tue mani.

Perderei la mia anima nei tuoi occhi ed il mio spirito nel tuo sorriso, se tu fossi un ricordo tutto mio.

Ti cercherei pur avendoti davanti, nei miei occhi serrati e secchi. Riderei, perché è così che tenterei di sciogliere la tensione, sapendo che mi stai parlando, ascoltando, contraddicendo, consigliando spicciamente, singhiozzando emotivamente.

Guarderei la tua spazzola riordinare dei piccoli sogni rimasti impigliati nei tuoi capelli durante la notte. Camicetta e mutandine non farebbero altro che accelerare la mia fantasia, mentre il movimento delle tue dita incanterebbe la mia passione.

Parleresti senza tregua, raccontandomi il giorno prima, uguale al giorno prima, uguale al giorno prima ancora e, forse, uguale a quello appena iniziato. Ti ascolterei come ieri, allo stesso modo dell’altro ieri, eccitato come il primo giorno, tanto quanto, forse, continuerei ad esserlo domani.

E saresti sempre lì, nella stessa camicetta, pronta a spogliarti al nuovo giorno, dove il tuo sorriso sarebbe sempre lo stesso e così il mio sguardo. Ieri come oggi. Ti guarderei, sorriderei, ti desidererei, ti amerei.

Se tu non fossi un ricordo, non avrei sicuramente tempo per scrivere di un ricordo.

Semplicità

27/11/2012

Rincorro a fatica la semplicità, che non riesco a raggiungere, attraverso una prosa confusa ed ignorante.
Trovo nel cassetto del comodino una poesia. La leggo ed è la semplicità di una donna. Mi accorgo che ammirazione ed incomprensione, forse, sono un segno di amore, l’amore semplice e pratico che cambia il mondo.

Vorrei avere questa capacità di estrazione dell’essenza di chi mi sta vicino unita alla semplicità nel descriverla in poesia quindi, senza permesso, pubblico qui quei versi che in poche parole racchiudono una visione chiara e completa di un carattere fragile scritto dalla forza femminile.

Emmanuel
sensibilità a fior di pelle
sogni che invadono il cuore
fantasie che padroneggiano la mente.
Un uomo libero dalla realtà
pronto ad amare
pronto a soddisfare
pronto a concretizzare i più profondi desideri.

                                       Tua moglie

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Someone like you

10/10/2012

Mi sveglio con le parole di una musica che invadono la mia lucidità.
Ascolto quella canzone e capisco, tardi, che era un addio.
Mi intristisco. Le parole mi consumano. La nausea mi stringe lo stomaco.
La voglia di piangere mi assale.
Perché?
E quanti perché sono rimasti in aria, sospesi sulla mia strada, tra terra e cielo,
nel limbo della mia ragione che non trova pace nella probabile razionalità del tuo gesto.
Ascolto decine di volte la stessa musica. Ogni volta è rabbia, è un nuovo perché sempre uguale.
Le note del piano accentuano l’armonia di quei tempi. La voce è sicuramente la tua.
Sono diventate tue anche le parole. Non posso far altro che ascoltare, passivo.
Come chiunque ascolti una canzone resto in silenzio sapendo di non poterla interrompere per fare ancora la stessa domanda.
La musica rallenta. La voce si attenua. Sto pensando a quando finirà, al silenzio dopo la fine.
Ma non resisto. Ti scrivo comunque e prego che non arrivi alcuna risposta.
Rimetto quella canzone. La stessa. Fino a che il suo silenzio non coincide con il punto che chiude questo testo.
Ma so che non è ancora il tempo giusto

Attimi di perdizione

09/10/2012

“…immagino noi al ristorante, di sera. I tuoi occhi fissi sui miei a scrutare le mie voglie mentre le tue cercano uno spazio sul mio viso. Vorrei che le nostre mani si toccassero accarezzandosi dolcemente tra un sorriso e le poche parole che ci diciamo per rendere piacevole il nostro incontro. Immagino un abbraccio. Siamo in un appartamento, la notte. I nostri visi si incontrano, fianco a fianco, e le mie labbra sfiorano la pelle morbida e profumata del tuo collo. Ti bacio sotto l’orecchio, ad occhi chiusi per inebriarmi del tuo profumo ed imprimerlo per sempre nella mia anima. Tu reclini il capo e ti abbandoni. Ansimi, il respiro affannato mi eccita. Sento le tue braccia che si abbandonano e poi, come invasa da una passione incontrollata e repentina, stringi la mia nuca al tuo petto. Le mani scorrono tra i miei capelli e le nostre labbra si uniscono, si mordono, si bagnano, riscaldando i nostri sensi e infervorando le nostre voglie. Faccio scorrere una mano sul tuo fianco poi risalgo e sfioro il tuo seno. Lo sento rigonfio tra un sospiro e l’altro. Invado i tuoi indumenti e respiro profondamente tra i tuoi seni. Appoggio dolcemente la mia lingua sulle tue papille sporgenti e le labbra le contornano dolcemente provocandoti fremiti e attimi di fiato sospeso che culminano in profondi gemiti di piacere. Ti sdrai sul letto e la nuca ed i capelli cadono fuori da quello spazio nel quale il tuo corpo si prepara ad una piacevole ansia e la tua mente ne esce acquietata. Scendo lentamente lungo la linea che mi porta al tuo ombelico. Sento la pelle morbida e tesa della tua pancia. Le tue mani afferrano la mia testa e la spingono avidamente verso il tuo sesso. Quel profumo mi inebria. Lo accarezzo con la guancia, con le mie labbra e ne assaporo il nettare, fino a che il tuo corpo non si solleva implorando un lungo spasmo. Il nostro intimo si strofina. Il tuo viso cerca riparo prima a sinistra e poi a destra, preso tra le tue braccia sollevate e le mie che le assicurano mentre il peso del mio corpo contrasta il movimento compulsivo del tuo…”

Vai

09/10/2012

E se ti trasferissi?
Se lasciassi i miei ricordi per vivere altrove?
Ti aiuterei, se vuoi.
Tengo tanto a me quanto tenevo a te prima che venissi ad abitare qui
in quello spazio bianco che in un istante prende vita
e ridisegna il tuo profilo
i lineamenti del tuo viso e del tuo sorriso
appena mi distraggo e smetto di vivere nel presente
per tornare al passato
così ingenuamente
credendo di non trovarti.
Ma ci sei
riappari
non sei ancora partita.
Credimi, è inutile restare
hai già sbattuto la porta alle tue spalle.
Non restare lì sull’uscio.
Mi guardi e non chiedi nulla
ma intanto continui a fissarmi
ed io cerco qualcosa
che non ti ho ancora dato
perché tu possa svanire.

Oggi o chissà quando

09/10/2012

Piove.
La mia stanza è fredda.
Umida.
Lo scroscio della pioggia
mi rilassa.

Siedo alla mia scrivania.
Foglio davanti e penna tra le dita
il letto alle mie spalle.
Cerco le parole ma la pioggia distrae i sentimenti
che oggi non vogliono essere catturati.

Vetri gocciolanti.
Profuno di pini e sottobosco.

Lotto per scrivere
per tradurre le emozioni.
Voglio farlo
a tutti i costi
ma la natura mi sovrasta
e calcella l’inquietudine.

La nebbia offusca le colline
mentre il vento cambia direzione alle gocce
sapide o acide
che scendono
ovunque.

Mi spossa
tutto questo.
Non riesco a scrivere
ed osservo le parole schivare la pioggia
serpeggiando senza capo né coda
tra le lacrime del cielo
e confondersi
fino a svanire tra i vapori della terra
tra le lacrime che tornano al firmamento
per ricadere
più tardi
o altrove.

Sorriso

09/10/2012

Che ne sai, tu, del mio sorriso?
Mi vedi tendere le labbra, le guance si sollevano e gli occhi si socchiudono.
Appare qualche ruga.
Forse si imporporano le gote. Forse si inclina il capo.
Forse si contraggono le spalle e forse si stringe lo stomaco.
Forse esprime timidezza, forse ironia.
Forse le parole che lo accompagnano inciampano tra i denti.
Forse lotto per quel sorriso.
Forse non ci sono io in quel sorriso.
Forse non è come credi o forse non è come pensavo che fosse.
Ma lotto per quel sorriso. Ogni giorno.
Ho bisogno di quel sorriso. Mi serve per vivere, mi serve per non morire.
Non è un’arma ma la uso per sconfiggere il mio nemico.
Sorrido ed il giorno è meno pesante. Sorrido e tutto diventa relativo.
Sorrido e dimentico, sorrido e ricordo.
Come posso spiegarti quanto vale per me il mio sorriso? Se lo faccio con un sorriso potresti non capirlo.
Ma sorrido, perché se sorrido anche il male si intenerisce.
Sorrido perché se sorrido amo di più.
Sorrido perché spero che qualcuno mi ami di più, se sorrido.
Non giudicarmi, leggi il mio sorriso per quello che è, nella sua tenerezza.
Aiutami a non smettere di sorridere, staremo bene entrambi.

03/10/2012

Perché?