“Queria”

28/09/2013

Queria ouvir o som da sua voz,
cantando para mim o seu sorriso,
gritando suas vontades ao meu ouvido,
gemendo aos palpites dos seus olhos
que se animam ao ritmo do seu coração.
Queria ouvir sua presença no som da sua respiração e no calafrio sobre minha pele ao aproximar-se da sua mão.
Queria te ver prateada de luar e pintada da luz da cidade que vive e dorme.
Queria te ver, sentada, os pés no mar, apoiada ao meu ombro, ouvindo as ondas de olhos fechados e queria te olhar no silencio da cumplicidade, aonde, de repente, o calor dos meus lábios se põe nos seus.
Queria te abraçar, escondido atrás de você e das suas preocupações, sentindo seus braços se abandonarem sobre os meus, suas maos acareciar as minhas, me segurando, sentindo meu cheiro e abandonando seus cabelos no meu rosto, a beijar seu pescoço.
“Queria”, uma das palavras mais usadas na poesia, um beijo seu, sua presença no meu sentimento expressado nessas linhas.

Lembrança

26/01/2013

Se tu fossi un ricordo, chiudendo gli occhi ti vedrei seduta sul tuo letto; alle tue spalle delle tende bianche di sole illuminerebbero i tuoi capelli. Te ne staresti a guardarmi, gambe incrociate, cercando una posizione comoda per il tempo che passerò ad ammirarti.

Sentirei i muscoli del mio corpo contrarsi per uno sguardo ed il mio fiato, per l’emozione, dimezzerebbe la sua corsa per stare nella parentesi che mi dedicheresti.

Parleresti sorridendo. Saresti distratta da ogni rumore e cambieresti espressione per ognuno dei pensieri che si rincorrerebbero sulle tue mani.

Perderei la mia anima nei tuoi occhi ed il mio spirito nel tuo sorriso, se tu fossi un ricordo tutto mio.

Ti cercherei pur avendoti davanti, nei miei occhi serrati e secchi. Riderei, perché è così che tenterei di sciogliere la tensione, sapendo che mi stai parlando, ascoltando, contraddicendo, consigliando spicciamente, singhiozzando emotivamente.

Guarderei la tua spazzola riordinare dei piccoli sogni rimasti impigliati nei tuoi capelli durante la notte. Camicetta e mutandine non farebbero altro che accelerare la mia fantasia, mentre il movimento delle tue dita incanterebbe la mia passione.

Parleresti senza tregua, raccontandomi il giorno prima, uguale al giorno prima, uguale al giorno prima ancora e, forse, uguale a quello appena iniziato. Ti ascolterei come ieri, allo stesso modo dell’altro ieri, eccitato come il primo giorno, tanto quanto, forse, continuerei ad esserlo domani.

E saresti sempre lì, nella stessa camicetta, pronta a spogliarti al nuovo giorno, dove il tuo sorriso sarebbe sempre lo stesso e così il mio sguardo. Ieri come oggi. Ti guarderei, sorriderei, ti desidererei, ti amerei.

Se tu non fossi un ricordo, non avrei sicuramente tempo per scrivere di un ricordo.

Semplicità

27/11/2012

Rincorro a fatica la semplicità, che non riesco a raggiungere, attraverso una prosa confusa ed ignorante.
Trovo nel cassetto del comodino una poesia. La leggo ed è la semplicità di una donna. Mi accorgo che ammirazione ed incomprensione, forse, sono un segno di amore, l’amore semplice e pratico che cambia il mondo.

Vorrei avere questa capacità di estrazione dell’essenza di chi mi sta vicino unita alla semplicità nel descriverla in poesia quindi, senza permesso, pubblico qui quei versi che in poche parole racchiudono una visione chiara e completa di un carattere fragile scritto dalla forza femminile.

Emmanuel
sensibilità a fior di pelle
sogni che invadono il cuore
fantasie che padroneggiano la mente.
Un uomo libero dalla realtà
pronto ad amare
pronto a soddisfare
pronto a concretizzare i più profondi desideri.

                                       Tua moglie

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Someone like you

10/10/2012

Mi sveglio con le parole di una musica che invadono la mia lucidità.
Ascolto quella canzone e capisco, tardi, che era un addio.
Mi intristisco. Le parole mi consumano. La nausea mi stringe lo stomaco.
La voglia di piangere mi assale.
Perché?
E quanti perché sono rimasti in aria, sospesi sulla mia strada, tra terra e cielo,
nel limbo della mia ragione che non trova pace nella probabile razionalità del tuo gesto.
Ascolto decine di volte la stessa musica. Ogni volta è rabbia, è un nuovo perché sempre uguale.
Le note del piano accentuano l’armonia di quei tempi. La voce è sicuramente la tua.
Sono diventate tue anche le parole. Non posso far altro che ascoltare, passivo.
Come chiunque ascolti una canzone resto in silenzio sapendo di non poterla interrompere per fare ancora la stessa domanda.
La musica rallenta. La voce si attenua. Sto pensando a quando finirà, al silenzio dopo la fine.
Ma non resisto. Ti scrivo comunque e prego che non arrivi alcuna risposta.
Rimetto quella canzone. La stessa. Fino a che il suo silenzio non coincide con il punto che chiude questo testo.
Ma so che non è ancora il tempo giusto

Attimi di perdizione

09/10/2012

“…immagino noi al ristorante, di sera. I tuoi occhi fissi sui miei a scrutare le mie voglie mentre le tue cercano uno spazio sul mio viso. Vorrei che le nostre mani si toccassero accarezzandosi dolcemente tra un sorriso e le poche parole che ci diciamo per rendere piacevole il nostro incontro. Immagino un abbraccio. Siamo in un appartamento, la notte. I nostri visi si incontrano, fianco a fianco, e le mie labbra sfiorano la pelle morbida e profumata del tuo collo. Ti bacio sotto l’orecchio, ad occhi chiusi per inebriarmi del tuo profumo ed imprimerlo per sempre nella mia anima. Tu reclini il capo e ti abbandoni. Ansimi, il respiro affannato mi eccita. Sento le tue braccia che si abbandonano e poi, come invasa da una passione incontrollata e repentina, stringi la mia nuca al tuo petto. Le mani scorrono tra i miei capelli e le nostre labbra si uniscono, si mordono, si bagnano, riscaldando i nostri sensi e infervorando le nostre voglie. Faccio scorrere una mano sul tuo fianco poi risalgo e sfioro il tuo seno. Lo sento rigonfio tra un sospiro e l’altro. Invado i tuoi indumenti e respiro profondamente tra i tuoi seni. Appoggio dolcemente la mia lingua sulle tue papille sporgenti e le labbra le contornano dolcemente provocandoti fremiti e attimi di fiato sospeso che culminano in profondi gemiti di piacere. Ti sdrai sul letto e la nuca ed i capelli cadono fuori da quello spazio nel quale il tuo corpo si prepara ad una piacevole ansia e la tua mente ne esce acquietata. Scendo lentamente lungo la linea che mi porta al tuo ombelico. Sento la pelle morbida e tesa della tua pancia. Le tue mani afferrano la mia testa e la spingono avidamente verso il tuo sesso. Quel profumo mi inebria. Lo accarezzo con la guancia, con le mie labbra e ne assaporo il nettare, fino a che il tuo corpo non si solleva implorando un lungo spasmo. Il nostro intimo si strofina. Il tuo viso cerca riparo prima a sinistra e poi a destra, preso tra le tue braccia sollevate e le mie che le assicurano mentre il peso del mio corpo contrasta il movimento compulsivo del tuo…”

Vai

09/10/2012

E se ti trasferissi?
Se lasciassi i miei ricordi per vivere altrove?
Ti aiuterei, se vuoi.
Tengo tanto a me quanto tenevo a te prima che venissi ad abitare qui
in quello spazio bianco che in un istante prende vita
e ridisegna il tuo profilo
i lineamenti del tuo viso e del tuo sorriso
appena mi distraggo e smetto di vivere nel presente
per tornare al passato
così ingenuamente
credendo di non trovarti.
Ma ci sei
riappari
non sei ancora partita.
Credimi, è inutile restare
hai già sbattuto la porta alle tue spalle.
Non restare lì sull’uscio.
Mi guardi e non chiedi nulla
ma intanto continui a fissarmi
ed io cerco qualcosa
che non ti ho ancora dato
perché tu possa svanire.

Oggi o chissà quando

09/10/2012

Piove.
La mia stanza è fredda.
Umida.
Lo scroscio della pioggia
mi rilassa.

Siedo alla mia scrivania.
Foglio davanti e penna tra le dita
il letto alle mie spalle.
Cerco le parole ma la pioggia distrae i sentimenti
che oggi non vogliono essere catturati.

Vetri gocciolanti.
Profuno di pini e sottobosco.

Lotto per scrivere
per tradurre le emozioni.
Voglio farlo
a tutti i costi
ma la natura mi sovrasta
e calcella l’inquietudine.

La nebbia offusca le colline
mentre il vento cambia direzione alle gocce
sapide o acide
che scendono
ovunque.

Mi spossa
tutto questo.
Non riesco a scrivere
ed osservo le parole schivare la pioggia
serpeggiando senza capo né coda
tra le lacrime del cielo
e confondersi
fino a svanire tra i vapori della terra
tra le lacrime che tornano al firmamento
per ricadere
più tardi
o altrove.

Sorriso

09/10/2012

Che ne sai, tu, del mio sorriso?
Mi vedi tendere le labbra, le guance si sollevano e gli occhi si socchiudono.
Appare qualche ruga.
Forse si imporporano le gote. Forse si inclina il capo.
Forse si contraggono le spalle e forse si stringe lo stomaco.
Forse esprime timidezza, forse ironia.
Forse le parole che lo accompagnano inciampano tra i denti.
Forse lotto per quel sorriso.
Forse non ci sono io in quel sorriso.
Forse non è come credi o forse non è come pensavo che fosse.
Ma lotto per quel sorriso. Ogni giorno.
Ho bisogno di quel sorriso. Mi serve per vivere, mi serve per non morire.
Non è un’arma ma la uso per sconfiggere il mio nemico.
Sorrido ed il giorno è meno pesante. Sorrido e tutto diventa relativo.
Sorrido e dimentico, sorrido e ricordo.
Come posso spiegarti quanto vale per me il mio sorriso? Se lo faccio con un sorriso potresti non capirlo.
Ma sorrido, perché se sorrido anche il male si intenerisce.
Sorrido perché se sorrido amo di più.
Sorrido perché spero che qualcuno mi ami di più, se sorrido.
Non giudicarmi, leggi il mio sorriso per quello che è, nella sua tenerezza.
Aiutami a non smettere di sorridere, staremo bene entrambi.

03/10/2012

Perché?

Passione

26/09/2012

– Laura, racconta!
– Questa storia mi sta distruggendo.
– Perché non me ne hai parlato prima?
– Non saprei…
– Dai, dimmi tutto. Dall’inizio.
– L’ho conosciuto al corso di inglese.
– Ma quanto è passato da quel corso? Stai scherzando?
– Quattro anni…
– Quattro anni? Vuoi dirmi che questa storia va avanti da quattro anni?
– Quattro anni e due mesi.
– Lo conosco?
– No, non è di qui. Il primo giorno di corso ci siamo guardati negli occhi… Lui è rimasto immobile, quasi spaventato, come se avesse già visto il mio viso prima, come se gli ricordassi qualcuno. Non riuscivo a staccare lo sguardo e, mentre sentivo le guance arrossire, ho sorriso come non ho mai fatto prima. Sentivo di essere imbarazzata ma allo stesso tempo il suo sguardo mi aveva intenerito, addolcita, intimidita. Ho sorriso ed ho fatto finta di chiedere qualcosa alla mia vicina. Ma ciò che mi ha dato il colpo di grazia è stato sentire la sua voce. Si è presentato in inglese, ovviamente, e ti giuro che la sua voce, unita alla poesia di quella lingua, mi hanno mandato fuori di testa.
– Il professore? Stai parlando del tuo professore di inglese?
– Sì.
– Cavolo, Laura, me ne ha parlato Cecilia di quel tipo, anche lei frequentava quei corsi.
– Sì, proprio lui.
– E poi?
– Mi ha aspettato fuori. La sera stessa, alla fine delle lezioni. Stava parlando al telefono quando sono uscita. Ha subito riagganciato e si è avvicinato chiedendomi se conoscevo un buon ristorante. Mi ha detto che era in città solo da due giorni e che non conosceva nessun posto decente per cenare. Gli indicai Sam’s…
– Sam’s? Ma da Sam’s ci fai cena a lume di candela! Ti sei auto-invitata, forse?
– Ti giuro che è stato il primo ristorante che mi è venuto in mente. Probabilmente stavo già sognando ad occhi aperti. L’ho salutato e me ne sono andata. In auto sentivo lo stomaco informicolato, facevo fatica a tenere il volante. Ho respirato profondamente e sono partita. Lui ha aspettato che me ne andassi, salutandomi con un gesto discreto della mano. Questo il lunedì. Il giovedì non sono potuta andare ed il lunedì seguente, quando sono arrivata, mi ha chiesto se stavo bene. Gli ho spiegato che avevo avuto un impegno e che non ero potuta andare alla lezione precedente. Prima che ci lasciassimo ho sentito che avrei perso l’ultimo treno se in quel momento non gli avessi chiesto se era libero…
– Gli hai chiesto se era libero?
– Ma sì, se aveva un momento per riassumermi la lezione persa.
– Che scema! Credevo ti fossi bruciata chiedendogli se voleva uscire con te.
– Sei proprio scema! Mi ha chiesto se avevo bisogno di qualche lezione privata dicendomi che si sarebbe offerto volentieri, gratuitamente, in cambio di un giro per la città: gli avrei fatto da guida.
– E tu, ovviamente, hai accettato.
– No, gli ho risposto che non potevo e che non ero una buona guida. C’è rimasto male, ma non me la sentivo di dargli corda.
– OK e poi?
– L’ho incontrato al Shopping Center e mi ha offerto un caffè. Abbiamo parlato per una decina di minuti e poi me ne sono andata.
– Sai come farli soffrire…
– Ti giuro che se avessi saputo quanto tempo stavo perdendo, non avrei esitato un secondo di più per portarmelo a letto.
– Te ne sei innamorata!
– Non hai idea… Ho giocato al gatto e al topo per due mesi. Pensavo che si sarebbe stancato, che avrebbe desistito, ma è sempre stato al gioco ed io me ne innamoravo ogni volta di più. Non riuscivo a fare a meno di recitare con lui quella farsa, fino a che, un giorno, non mi dice che deve tornare a Londra.
– E cos’hai fatto?
– L’ho salutato, immediatamente, gelidamente e me ne sono andata. Sentivo che era l’unico modo per non scoppiare in lacrime davanti a lui. Una settimana dopo la sua partenza mi sentivo persa, vuota, senza sapere cosa fare e senza poterlo raccontare a nessuno. Ho pianto per diversi giorni.
– Perché non lo hai chiamato?
– Perché non avevo voluto il suo numero e neppure la sua mail.
– Cosa? Non ci credo?
– Già! Dopo due settimane sono andata a Londra.
– Sì, mi ricordo ma non credevo che fosse per…
– Invece sì.
– E come pensavi di trovarlo? Standotene seduta a Piccadilli tutto il giorno?
– Infatti.
– Che fuori di testa! Eri completamente pazza di lui. Ma io dov’ero?
– Tu avevi quella storia con quello stronzo, ricordi? Non eri nelle condizioni migliori per farmi da damigella…
– Hai ragione. E lo hai incontrato?
– No. Dopo due giorni ho deciso di visitare Londra, dicendomi che se fosse stato destino che lo incontrassi, ebbene lo avrei incontrato anche camminando. Ne ero talmente convinta che apprezzai Londra come se lui fosse stato al mio fianco.
– Non conoscevo Laura la romanticona…
– Non so cosa mi sia successo, ho vissuto quella solitudine in modo così profondo che mi ha cambiata. Mi sono sentita uno schifo. Dopo una settimana sono tornata e mi sono fatta un’altra settimana a letto, malata. Ho perso sei chili. Un mese dopo, mi ha chiamata. Mi disse che aveva chiesto il numero alla scuola e che aveva tentato di non chiamarmi prima ma che non ce l’aveva fatta. Sono scoppiata a ridere ma avevo le guance bagnate dalle lacrime. Ci siamo visti al Shopping Center come al primo appuntamento per il caffè. Era più affascinante di quanto ricordassi. Era dimagrito, aveva una barba brizzolata ed un viso più maturo. Mi confessò le sue pene per non potermi scrivere o chiamare. Disse d’aver sofferto parecchio la nostra lontananza. Io l’ho lasciato parlare per un po’ ma poi mi si sono gonfiati gli occhi. Mi ha preso la mano e mi ha fissata per qualche minuto, credo. Anche lui aveva gli occhi lucidi. Poi sorrise. Giulia, non hai idea di cosa sia il suo sguardo con quel sorriso puro.
– WOW!
– Già!
– E…?
– Siamo usciti ed abbiamo passeggiato per ore. È stato bellissimo. Abbiamo scherzato, parlato di cose serie, siamo rimasti in silenzio per interi secondi, l’una accanto all’altro. Ci siamo lasciati con un bacio sulle guance. Mentre lo baciavo ho sentito il suo profumo e ti giuro che dev’essere stato carico di feromoni perché mi è venuta una voglia di stringere la sua testa…
– Smettila che mi eccito!
– Intendevo di stringermela contro la mia, annusandogli il collo ad occhi chiusi per ore.
– Finiscila!
– Partì la settimana seguente, promettendomi che mi avrebbe scritto.
– E la parte di voi a letto?
– Non c’è stato alcun noi a letto!
– Ma allora ti aveva rincoglionita completamente?
– Stare con lui mi faceva sentire diversa. Ero una donna nuova, mi sentivo libera di godermi tutta quella storia senza fretta, senza rovinarla con il sesso.
– Rovinarla? Stai scherzando, vero?
– Stavo bene, capisci? Se fossimo finiti a letto saremmo sicuramente caduti nel banale, nella routine, avremmo perso quella magia che mi faceva stare così bene…
– Capisco. E ti ha scritto?
– Certo. Ci siamo scritti per quattro anni. Vivevo le mie giornate con lui anche se non era accanto a me. Ci sentivamo tutti i giorni e ci raccontavamo della giornata, delle novità e di quanto ci volevamo bene. Ci permettevamo pure di fare dei piani per un futuro non lontano nel quale ci saremmo incontrati ed io avrei voluto finalmente godermi il sesso tanto agognato. Tu sai quanto sia pazza per il sesso. Sai quanto desidero sentire un uomo su di me. Ahhh, non farmici pensare!
– Appunto! Non capisco perché non te lo sei portato a letto e basta!
– Perché, perché…
– Eh, perché?
– Lascia perdere. Sta di fatto che quattro anni così non sono pochi. E’ entrato nella mia vita di tutti i giorni e non potevo farne a meno. Il non vederci aumentava la fantasia che alimentava il fuoco della passione. A volte riuscivamo pure a bisticciarci ma non passavano due giorni che ci chiamavamo per dirci che per quanto ci sforzassimo di stare lontani alla fine cedevamo alla voglia di perderci nel nostro mondo. Passavo ore al telefono con lui. Immaginavamo come sarebbe stato vivere nello stesso appartamento, aspettarlo a casa o incontrarci per pranzare fuori. Ci siamo immaginati in posti da sogno a vivere avventure che ci rapivano a tal punto da sentirci raggelare appena terminavamo la telefonata. Non pensavo che avrei sentito così tanto la sua mancanza già due secondi dopo averlo salutato. E ti giuro che facevo cose che nemmeno io avrei pensato di essere in grado di fare. Camminavo sorridente pensando a lui, avevo la testa tra le sue braccia, non nelle nuvole, ed ero così distratta che in auto ho tamponato ben due volte in dieci giorni.
– OK, vieni al dunque: adesso dov’è?
– Non lo so.
– Cioè?
– Non lo so. L’ho abbandonato.
– In che senso?
– Quasi un anno fa abbiamo parlato al telefono per un’ora del più e del meno. Non so come ma ha scoperto che ho avuto un flirt con il tipo del bar all’angolo. Non era niente di serio, quello si era invaghito per me e, sinceramente, io provavo una certa attrazione fisica. In realtà era proprio forte come attrazione. Ci siamo baciati due volte ma poi ho lasciato perdere. Volevamo scopare ma mi sono sentita una stronza e non si è fatto nulla. Tuttavia non riesco a smettere di pensare al suo corpo…
– Passamelo, ci penso io…
– Ormai te lo puoi anche prendere.
– E l’inglese che ha detto?
– Niente. Ha voluto che ne parlassimo. Gli ho spiegato la mia situazione, le mie voglie, le mie pulsioni fisiche e sessuali ed è stato estremamente comprensivo, anzi, mi ha parlato come avresti fatto tu, consigliandomi di seguire la mia voglia, di fare quell’esperienza che mi stava rodendo dentro.
– OK, era ancora più fesso di te! Non c’è dubbio!
– No, intuiva la situazione e credo che avesse capito che tra noi le cose erano andate avanti allo stesso modo per troppo tempo, senza vederci. Sinceramente non pensavo che avrebbe resistito tanto. Comunque ne ero innamorata pure io, ma qualcosa stava cambiando. Insomma, alla fine, due mesi fa, dopo esserci parlati al telefono come facevamo normalmente, ho deciso che non lo avrei più sentito, che non gli avrei più scritto. Niente di niente, silenzio totale. Neanche un ciao.
– Non ho parole!
– Lo so. Lui ha capito subito la cosa. Ha scritto qualche messaggio al quale non ho risposto e mi ha mandato una mail nella quale mi diceva che anche se non si faceva illusioni, per fortuna non avevo chiuso con un addio, perché così poteva continuare a pensare che prima o poi mi sarei fatta viva, come se fosse passato solo un giorno. Da allora non mi ha più scritto. Non hai idea di come mi senta. Ho passato gli ultimi due mesi a chiedermi se fosse stato giusto trattarlo così. Ho cercato di farmene una ragione e sono tornata alla mia routine. Mi manca, mi manca da morire ma so anche che sono stata una stronza con lui.
– Infatti.
– Lo so.
– Perché non gli scrivi? Chiamalo. Se è stato così comprensivo uno volta, sono sicuro che per quello che ti ha scritto nell’ultima lettera riuscirete a sistemare le cose. Non credi? Si vede che sei innamorata di lui. Guardati. Lo vedi come sei ridotta? Non ne vale forse la pena per il vero amore? Perché non ci provi?
– Giulia, lo sai perché. Sono sposata.