Archive for the ‘Poems and poetry’ Category

Odore sublime

25/01/2018

Che cos’è quest’odore Di quale odore stai parlando Sento uno strano odore e non è il tuo Eccola di nuovo con questo ottavo o nono senso Come diavolo fa a sentire quell’odore a distanza di ore e chilometri Mi fa impazzire Era un buon odore Ma non credo di ricordarmelo È come il dolore Sai di aver sofferto ma non puoi ricordarlo quel dolore che ti ha attraversato l’anima dai ricettori nervosi al cervello Quest’odore è un dolore sublime dalle narici allo stomaco attraverso la spina dorsale e i polmoni con una sana imprevista scivolata sul basso ventre E lo ricordo il percorso Ricordo la sensazione Ma non ricordo l’odore So però che era buono Un buon odore Un buon odore durato il tempo di odorarlo Il tempo di un convenevole abbraccio Insomma Lei entra con in mano un sacchetto che profuma di gastronomia Sono per voi dice Me la presentano Lei sceglie una spontaneità che sa di sofferenza che ha il colore grigio di un dramma domestico Dai Abbraccio dice e mi spiazza in un saluto anticonformista È un piacere conoscerti Scambio di baci È qui che tutto rallenta L’odore Eccolo l’odore ecco il suo buon odore eccolo salire e scendere e continuare a scorrere È l’odore della sua pelle l’odore del suo collo Non sento un profumo sento un odore che si fonde col mio Che fusione sublime Il mio corpo impacciato fatica a stringerla I suoi seni sono troppo vicini ai miei e ho paura di sapere se ci stanno tradendo Eppure non riesco a staccarmi È un abbraccio di pochi millesimi di secondo ma quell’odore E quel corpo E i capelli Adoro i capelli e i suoi erano i capelli che adoro E la pelle non emanava solo quell’odore sublime I pori di quel collo erano di seta Troppo intimi per esporli alle mie labbra Ma li stavo sfiorando Completamente assente dal suo saluto Immerso nella nudità di quel lembo di pelle. Come lo dici ‘piacere’ al suo orecchio mentre lei lo sussurra al tuo Lo dici con voce fioca e spezzata Ma l’odore quello non fugge Il movimento è impacciato senza misura e le labbra agiscono d’impulso su quella seta e nel ricordo sono immobili ancora intente a baciare Prima il lato destro Poi quello sinistro Un gesto troppo veloce per rallentarne il movimento Troppo veloce per permettermi di esitare ancora un po’ I pensieri periscono all’idea del distacco L’odore svanisce E poi lei dal mio corpo Quanto è durato quell’odore Ha una camicia a quadri azzurrina marrone bordeaux Strano abbigliamento La giacca beige è un po’ lunga forse non è sua o forse lo è per scelta Questi sono per voi uno stuzzichino per la cena aveva detto Ho perso più della metà del discorso Avrei voluto parlarle di quell’odore e del mio Forse non lo ha sentito Ma ora sta raccontando del suo dramma che mi ricorda il mio Quest’odore ha anche un gusto amaro in comune e si fa così più sublime Sento un’intesa implicita così timida che non sconfina dal mio mondo Forse entrambi abbiamo intese simili che non sconfinano Che non possono sconfinare Resto in silenzio Sorrido per timidezza Non saprei di cosa parlarti se non del tuo odore quindi ti sorrido È ora di andare Te ne vai e io non ti ho parlato del tuo odore e dei miei sensi Pochi minuti e anch’io sono in strada Cerco il tuo odore ma non mi resta che parlare di lui con un messaggio Galeotto quell’odore E ancora lo ricordo e ne parlo di nascosto A distanza di anni.

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Fallo

27/07/2017

Direi che l’unico modo che hai per esprimere te stesso è farlo!

Reazioni

27/07/2017

Se tu fossi solo, indipendente e libero da qualsiasi legame allora potresti chiamarle azioni, quelle che compi ogni giorno. Ma non trovandoti in questa situazione, le definirei piuttosto reazioni. Ed ognuna di esse dipende da altre reazioni che continuano ad influenzare e modificare, quasi sempre in modo contrario, la tua libertà.

Non agiamo realmente, reagiamo.

Dimmi se…

03/07/2015

Dimmi se c’è qualcuno nella tua vita perché un sorriso così non può restare solo.

27/05/2015

SAUDADE
VAZIO
SOLIDÃO
LEMBRANÇAS

Uno sguardo

26/04/2015

Sono fermo al semaforo, in attesa di poter attraversare la strada. Lei, sul lato opposto, si dirige verso un bar. Prima di entrare pare che urti le stampelle di un vecchio seduto fuori dal locale. Forse si scusa ed entra nel bar. Attraverso e la seguo. Lei è seduta a un tavolo alla vetrata che dà sulla strada. Conosce i proprietari e dal tavolo ordina un tramezzino. ‘Scusa ma ho solo dei panini, i tramezzini sono ancora in freezer’, le dice la proprietaria. In realtà non ha alcuna voglia di soddisfare la richiesta della ragazza. Fa una smorfia come a cercare la complicità dei clienti al banco su quanto fosse strana quella richiesta alle nove del mattino. La ragazza, sorridente, dice che non importa e accetta un panino, ‘di bresaola e brie, per favore’. La proprietaria ripete a bassa voce, in tono interrogativo, ‘bresaola e brie’ e si lancia in una nuova espressione di falso stupimento che vorrebbe nuovamente l’appoggio di chi la guarda.
Le prepara il panino e glielo porta al tavolo; poi si allontana e tornata al bancone. Si accorge di averglielo lasciato troppo lontano e si scusa.
Lei lo morde delicatamente e si passa le dita sulla bocca. Guarda nello specchio di fronte a lei, lo stesso dal quale io la osservo. Muove rapidamente gli occhi. Occhi bellissimi, azzurri, vivi. Continua a mordere il panino e a guardare nello specchio. Per fortuna il barista non ha ancora preparato il mio cappuccino e posso continuare a scrutarla. I suoi occhi mi guardano. Io la fisso ma i suoi occhi non si fermano. La sto fissando ma sono solo. Poi entra il vecchio con le stampelle. Si regge su entrambe e si trascina fino alla sedia allo stesso tavolo della ragazza, di fronte a lei. Si siede. Parlano. Lei continua a mangiare. Si conoscono, ovviamente. Lui le chiede qualcosa. Lei risponde e poi sento che chiede, ‘e tu, invece?’.
Io continuo a guardarla dallo specchio. I suoi gesti mi affascinano. Parla, morde il panino, passa le mani sulla bocca. Ha delle dita bellissime. I capelli curati, lunghi, biondi. È seduta con la schiena dritta, scostata dallo schienale della sedia. Jeans e scarpe con mezzo tacco. Mi guarda dallo specchio ma è intenta a parlare. I suoi occhi sono irrequieti. Le sue dita scorrono tra i capelli e di nuovo sulle labbra. Sorride. È nervosa ma sorride. Tenta di mantenere una postura composta ma è agitata. Si sforza a ostentare sicurezza. Sorride e quel sorriso sembra voglia dire ‘lo so che mi stai osservando’. Eppure io sono così calmo e la guardo intristito. Forse è proprio la mia tristezza che la innervosisce. Non sono le parole del vecchio, anche se lei gli dedica tutta la sua attenzione.
Bevo il mio cappuccino.
È ora di uscire.
Avrei voluto che si fosse seduta a un tavolo vuoto, invece a quel tavolo c’era già la maglia e il cappello del vecchio.
Avrei voluto parlarle ed essere ascoltato come lei faceva con lui, uniti da qualcosa che io non avevo, qualcosa che li rendeva simili ed io così diverso. Avrei voluto sapere il suo nome. Avrei voluto lasciarle il mio.
Ma dovetti uscire.
Entrai in quel bar solo per osservarla. Sentivo il cuore farmi male e avrei voluto aiutarla, ancora prima che entrasse e ancora prima, dal primo momento che la vidi, al semaforo, sull’altro lato della strada, mentre cercava la voce del vecchio, a ogni tocco del suo bastone bianco sui bordi del marciapiede.

The events

15/03/2015

Gli eventi ci spingono a comportarci diversamente da come vorremmo. Il risultato non è sempre dolce e spesso l’amaro più forte resta per noi.

Così sia?

24/11/2013

Che vergogna dovrei provare nel ribadire la mia solitudine?
Mi dovrebbe sminuire lamentare la mancanza di un po’ di affetto?
Non posso rivelare la necessità di una carezza, di un bacio, senza che la mia voce tremante mi tradisca e venga bandito per immaturità?
Dovrei continuare a pensare di non essere un uomo in grado di superare le mie carenze se sogno di essere ascoltato col cuore e consolato dalla tenerezza di una mano tra i miei capelli?
Perché non posso permettermi di lamentarmi e di essere consolato?
Dovrei continuare ad illudermi che si tratti solo di tempo?
Dovrei credere che sia destino?
Smettere di volere per iniziare ad accontentarmi e mettere a tacere anche i miei sogni?
Devo rinunciare anche alla libertà di un pensiero? Dovrei vergognarmi anche di quello?

Dúvida

18/11/2013

Alzi gli occhi e
dove avevi lasciato l’azzurro
ora
ti sorprende trovare le nubi.
Ti chiedi se ricordavi bene
se davvero era sereno.
Dubiti di te stesso
poi
improvvisamente
ti adegui
ma una lacrima
dal cielo
ti ha già raggiunto.
Ti chiedi perché ti senti perso
eppure era limpido
ricordo bene.
Te ne stai in silenzio
per un po’
confuso.
Ti accusi.
Oggi il tempo è brutto
dicono
senza sapere perché lo è
sempre che lo sia.
Risali in auto
accendi e parti.
Eppure ne ero sicuro
il tempo era bello.

“Queria”

28/09/2013

Queria ouvir o som da sua voz,
cantando para mim o seu sorriso,
gritando suas vontades ao meu ouvido,
gemendo aos palpites dos seus olhos
que se animam ao ritmo do seu coração.
Queria ouvir sua presença no som da sua respiração e no calafrio sobre minha pele ao aproximar-se da sua mão.
Queria te ver prateada de luar e pintada da luz da cidade que vive e dorme.
Queria te ver, sentada, os pés no mar, apoiada ao meu ombro, ouvindo as ondas de olhos fechados e queria te olhar no silencio da cumplicidade, aonde, de repente, o calor dos meus lábios se põe nos seus.
Queria te abraçar, escondido atrás de você e das suas preocupações, sentindo seus braços se abandonarem sobre os meus, suas maos acareciar as minhas, me segurando, sentindo meu cheiro e abandonando seus cabelos no meu rosto, a beijar seu pescoço.
“Queria”, uma das palavras mais usadas na poesia, um beijo seu, sua presença no meu sentimento expressado nessas linhas.