Archive for settembre 2012

Passione

26/09/2012

– Laura, racconta!
– Questa storia mi sta distruggendo.
– Perché non me ne hai parlato prima?
– Non saprei…
– Dai, dimmi tutto. Dall’inizio.
– L’ho conosciuto al corso di inglese.
– Ma quanto è passato da quel corso? Stai scherzando?
– Quattro anni…
– Quattro anni? Vuoi dirmi che questa storia va avanti da quattro anni?
– Quattro anni e due mesi.
– Lo conosco?
– No, non è di qui. Il primo giorno di corso ci siamo guardati negli occhi… Lui è rimasto immobile, quasi spaventato, come se avesse già visto il mio viso prima, come se gli ricordassi qualcuno. Non riuscivo a staccare lo sguardo e, mentre sentivo le guance arrossire, ho sorriso come non ho mai fatto prima. Sentivo di essere imbarazzata ma allo stesso tempo il suo sguardo mi aveva intenerito, addolcita, intimidita. Ho sorriso ed ho fatto finta di chiedere qualcosa alla mia vicina. Ma ciò che mi ha dato il colpo di grazia è stato sentire la sua voce. Si è presentato in inglese, ovviamente, e ti giuro che la sua voce, unita alla poesia di quella lingua, mi hanno mandato fuori di testa.
– Il professore? Stai parlando del tuo professore di inglese?
– Sì.
– Cavolo, Laura, me ne ha parlato Cecilia di quel tipo, anche lei frequentava quei corsi.
– Sì, proprio lui.
– E poi?
– Mi ha aspettato fuori. La sera stessa, alla fine delle lezioni. Stava parlando al telefono quando sono uscita. Ha subito riagganciato e si è avvicinato chiedendomi se conoscevo un buon ristorante. Mi ha detto che era in città solo da due giorni e che non conosceva nessun posto decente per cenare. Gli indicai Sam’s…
– Sam’s? Ma da Sam’s ci fai cena a lume di candela! Ti sei auto-invitata, forse?
– Ti giuro che è stato il primo ristorante che mi è venuto in mente. Probabilmente stavo già sognando ad occhi aperti. L’ho salutato e me ne sono andata. In auto sentivo lo stomaco informicolato, facevo fatica a tenere il volante. Ho respirato profondamente e sono partita. Lui ha aspettato che me ne andassi, salutandomi con un gesto discreto della mano. Questo il lunedì. Il giovedì non sono potuta andare ed il lunedì seguente, quando sono arrivata, mi ha chiesto se stavo bene. Gli ho spiegato che avevo avuto un impegno e che non ero potuta andare alla lezione precedente. Prima che ci lasciassimo ho sentito che avrei perso l’ultimo treno se in quel momento non gli avessi chiesto se era libero…
– Gli hai chiesto se era libero?
– Ma sì, se aveva un momento per riassumermi la lezione persa.
– Che scema! Credevo ti fossi bruciata chiedendogli se voleva uscire con te.
– Sei proprio scema! Mi ha chiesto se avevo bisogno di qualche lezione privata dicendomi che si sarebbe offerto volentieri, gratuitamente, in cambio di un giro per la città: gli avrei fatto da guida.
– E tu, ovviamente, hai accettato.
– No, gli ho risposto che non potevo e che non ero una buona guida. C’è rimasto male, ma non me la sentivo di dargli corda.
– OK e poi?
– L’ho incontrato al Shopping Center e mi ha offerto un caffè. Abbiamo parlato per una decina di minuti e poi me ne sono andata.
– Sai come farli soffrire…
– Ti giuro che se avessi saputo quanto tempo stavo perdendo, non avrei esitato un secondo di più per portarmelo a letto.
– Te ne sei innamorata!
– Non hai idea… Ho giocato al gatto e al topo per due mesi. Pensavo che si sarebbe stancato, che avrebbe desistito, ma è sempre stato al gioco ed io me ne innamoravo ogni volta di più. Non riuscivo a fare a meno di recitare con lui quella farsa, fino a che, un giorno, non mi dice che deve tornare a Londra.
– E cos’hai fatto?
– L’ho salutato, immediatamente, gelidamente e me ne sono andata. Sentivo che era l’unico modo per non scoppiare in lacrime davanti a lui. Una settimana dopo la sua partenza mi sentivo persa, vuota, senza sapere cosa fare e senza poterlo raccontare a nessuno. Ho pianto per diversi giorni.
– Perché non lo hai chiamato?
– Perché non avevo voluto il suo numero e neppure la sua mail.
– Cosa? Non ci credo?
– Già! Dopo due settimane sono andata a Londra.
– Sì, mi ricordo ma non credevo che fosse per…
– Invece sì.
– E come pensavi di trovarlo? Standotene seduta a Piccadilli tutto il giorno?
– Infatti.
– Che fuori di testa! Eri completamente pazza di lui. Ma io dov’ero?
– Tu avevi quella storia con quello stronzo, ricordi? Non eri nelle condizioni migliori per farmi da damigella…
– Hai ragione. E lo hai incontrato?
– No. Dopo due giorni ho deciso di visitare Londra, dicendomi che se fosse stato destino che lo incontrassi, ebbene lo avrei incontrato anche camminando. Ne ero talmente convinta che apprezzai Londra come se lui fosse stato al mio fianco.
– Non conoscevo Laura la romanticona…
– Non so cosa mi sia successo, ho vissuto quella solitudine in modo così profondo che mi ha cambiata. Mi sono sentita uno schifo. Dopo una settimana sono tornata e mi sono fatta un’altra settimana a letto, malata. Ho perso sei chili. Un mese dopo, mi ha chiamata. Mi disse che aveva chiesto il numero alla scuola e che aveva tentato di non chiamarmi prima ma che non ce l’aveva fatta. Sono scoppiata a ridere ma avevo le guance bagnate dalle lacrime. Ci siamo visti al Shopping Center come al primo appuntamento per il caffè. Era più affascinante di quanto ricordassi. Era dimagrito, aveva una barba brizzolata ed un viso più maturo. Mi confessò le sue pene per non potermi scrivere o chiamare. Disse d’aver sofferto parecchio la nostra lontananza. Io l’ho lasciato parlare per un po’ ma poi mi si sono gonfiati gli occhi. Mi ha preso la mano e mi ha fissata per qualche minuto, credo. Anche lui aveva gli occhi lucidi. Poi sorrise. Giulia, non hai idea di cosa sia il suo sguardo con quel sorriso puro.
– WOW!
– Già!
– E…?
– Siamo usciti ed abbiamo passeggiato per ore. È stato bellissimo. Abbiamo scherzato, parlato di cose serie, siamo rimasti in silenzio per interi secondi, l’una accanto all’altro. Ci siamo lasciati con un bacio sulle guance. Mentre lo baciavo ho sentito il suo profumo e ti giuro che dev’essere stato carico di feromoni perché mi è venuta una voglia di stringere la sua testa…
– Smettila che mi eccito!
– Intendevo di stringermela contro la mia, annusandogli il collo ad occhi chiusi per ore.
– Finiscila!
– Partì la settimana seguente, promettendomi che mi avrebbe scritto.
– E la parte di voi a letto?
– Non c’è stato alcun noi a letto!
– Ma allora ti aveva rincoglionita completamente?
– Stare con lui mi faceva sentire diversa. Ero una donna nuova, mi sentivo libera di godermi tutta quella storia senza fretta, senza rovinarla con il sesso.
– Rovinarla? Stai scherzando, vero?
– Stavo bene, capisci? Se fossimo finiti a letto saremmo sicuramente caduti nel banale, nella routine, avremmo perso quella magia che mi faceva stare così bene…
– Capisco. E ti ha scritto?
– Certo. Ci siamo scritti per quattro anni. Vivevo le mie giornate con lui anche se non era accanto a me. Ci sentivamo tutti i giorni e ci raccontavamo della giornata, delle novità e di quanto ci volevamo bene. Ci permettevamo pure di fare dei piani per un futuro non lontano nel quale ci saremmo incontrati ed io avrei voluto finalmente godermi il sesso tanto agognato. Tu sai quanto sia pazza per il sesso. Sai quanto desidero sentire un uomo su di me. Ahhh, non farmici pensare!
– Appunto! Non capisco perché non te lo sei portato a letto e basta!
– Perché, perché…
– Eh, perché?
– Lascia perdere. Sta di fatto che quattro anni così non sono pochi. E’ entrato nella mia vita di tutti i giorni e non potevo farne a meno. Il non vederci aumentava la fantasia che alimentava il fuoco della passione. A volte riuscivamo pure a bisticciarci ma non passavano due giorni che ci chiamavamo per dirci che per quanto ci sforzassimo di stare lontani alla fine cedevamo alla voglia di perderci nel nostro mondo. Passavo ore al telefono con lui. Immaginavamo come sarebbe stato vivere nello stesso appartamento, aspettarlo a casa o incontrarci per pranzare fuori. Ci siamo immaginati in posti da sogno a vivere avventure che ci rapivano a tal punto da sentirci raggelare appena terminavamo la telefonata. Non pensavo che avrei sentito così tanto la sua mancanza già due secondi dopo averlo salutato. E ti giuro che facevo cose che nemmeno io avrei pensato di essere in grado di fare. Camminavo sorridente pensando a lui, avevo la testa tra le sue braccia, non nelle nuvole, ed ero così distratta che in auto ho tamponato ben due volte in dieci giorni.
– OK, vieni al dunque: adesso dov’è?
– Non lo so.
– Cioè?
– Non lo so. L’ho abbandonato.
– In che senso?
– Quasi un anno fa abbiamo parlato al telefono per un’ora del più e del meno. Non so come ma ha scoperto che ho avuto un flirt con il tipo del bar all’angolo. Non era niente di serio, quello si era invaghito per me e, sinceramente, io provavo una certa attrazione fisica. In realtà era proprio forte come attrazione. Ci siamo baciati due volte ma poi ho lasciato perdere. Volevamo scopare ma mi sono sentita una stronza e non si è fatto nulla. Tuttavia non riesco a smettere di pensare al suo corpo…
– Passamelo, ci penso io…
– Ormai te lo puoi anche prendere.
– E l’inglese che ha detto?
– Niente. Ha voluto che ne parlassimo. Gli ho spiegato la mia situazione, le mie voglie, le mie pulsioni fisiche e sessuali ed è stato estremamente comprensivo, anzi, mi ha parlato come avresti fatto tu, consigliandomi di seguire la mia voglia, di fare quell’esperienza che mi stava rodendo dentro.
– OK, era ancora più fesso di te! Non c’è dubbio!
– No, intuiva la situazione e credo che avesse capito che tra noi le cose erano andate avanti allo stesso modo per troppo tempo, senza vederci. Sinceramente non pensavo che avrebbe resistito tanto. Comunque ne ero innamorata pure io, ma qualcosa stava cambiando. Insomma, alla fine, due mesi fa, dopo esserci parlati al telefono come facevamo normalmente, ho deciso che non lo avrei più sentito, che non gli avrei più scritto. Niente di niente, silenzio totale. Neanche un ciao.
– Non ho parole!
– Lo so. Lui ha capito subito la cosa. Ha scritto qualche messaggio al quale non ho risposto e mi ha mandato una mail nella quale mi diceva che anche se non si faceva illusioni, per fortuna non avevo chiuso con un addio, perché così poteva continuare a pensare che prima o poi mi sarei fatta viva, come se fosse passato solo un giorno. Da allora non mi ha più scritto. Non hai idea di come mi senta. Ho passato gli ultimi due mesi a chiedermi se fosse stato giusto trattarlo così. Ho cercato di farmene una ragione e sono tornata alla mia routine. Mi manca, mi manca da morire ma so anche che sono stata una stronza con lui.
– Infatti.
– Lo so.
– Perché non gli scrivi? Chiamalo. Se è stato così comprensivo uno volta, sono sicuro che per quello che ti ha scritto nell’ultima lettera riuscirete a sistemare le cose. Non credi? Si vede che sei innamorata di lui. Guardati. Lo vedi come sei ridotta? Non ne vale forse la pena per il vero amore? Perché non ci provi?
– Giulia, lo sai perché. Sono sposata.

Sospiro

18/09/2012

Eppure non c’è verso che domi l’ardore dei miei sentimenti o incendi il solitario errare della mia tristezza.

Scritto con WordPress per Android

Resto

10/09/2012

Osservo il soffitto e le increspature della superficie mi ricordano il labirinto della nostra storia.Il lampadario ne illumina una porzione troppo grande per poter concentrare la mia attenzione sui singoli ricordi ed ogni increspatura ha un lato illuminato ed uno in ombra ma sono troppo distratto per perdermi nei chiari e scuri. Non so che dire, non so cosa pensare, non so a chi dirlo, non so come dirtelo, non posso più dirtelo. Semplicemente non ci sei più, così, come il vento smette di accarezzarmi il viso o il cuculo di cantare, come il sole che si raffredda dietro a una nuvola o una musica che finisce, all’improvviso.
È come un rimprovero gridato nel silenzio della tregua, dopo la pace dei sentimenti che credevo d’aver raggiunto. O il silenzio improvviso dopo uno sparo tra la folla, che precede il panico.  A volte sovrasta la pace e mi scuote, ricordandomi tasselli di un passato che non è mai stato completo.
Mi chiedo il perché pur conoscendone i motivi ma il continuo domandarmelo alimenta la speranza e l’illusione, fondamenta del nostro lasso di tempo.
Penso a cosa ho vinto ed a cosa ho perso. Ho aperto il mio mondo e mi è piaciuto, ho visto il tuo e l’ho compreso. Ma ora è diverso: non ho più un mondo da scoprire e comprendere, ciò che resta è l’eco delle mie domande che rimbalzano contro delle ipotesi, risposte senza risposta, nel vuoto lasciato dal tuo sorriso.
Mi si riempiono gli occhi, di immagini, pensieri lucidi e torbidi, si accalcano prepotentemente fino a spingermi sull’orlo delle tue labbra o nel mare dei tuoi capelli; sorrido poi svaniscono e penso a chi dirlo a chi raccontare tutto questo e mi sento solo, mi ritrovo solo, seduto in auto, la notte, a guidare senza voci verso casa. E quante cose vorrei dirti, quante ne vorrei dire ma restano tutte tra queste righe, invisibili per quanto visibili, ed incomplete, come il piacere interrotto da un gelato che cade in terra nel mezzo di una via affollata del centro: mi rassegno, lo guardo brevemente e proseguo ma dentro mi rimane la voglia e la rabbia, per un po’ di tempo.

Incredibile ed affascinante

06/09/2012
image

champagne

Ieri, mentre leggevo in una sala d’aspetto, con la TV accesa, si è ripetuto un evento già successomi in altri momenti, che io reputo incredibilmente affascinante. Nel momento in cui leggevo, alla TV il cantante di una canzone italiana pronuncia, esattamente nello stesso istante, la stessa parola che stavo leggendo: “champagne”!
Fantastica coincidenza, veramente affascinante, no?